Descrizione
Pessina Cremonese
La denominazione di Pessina (come quella di altri centri quali Pescarolo, Pescate, Peschiera, Pescina, ecc.) ricorda come nei tempi lontani questa zona fosse in parte occupata da acque stagnanti e paludose, ricche però di pesci . Essa venne completamente bonificata verso la metà del secolo XIX per volontà del cavaliere Pietro Baroli, podestà di Cremona, che risanò il terreno di natura argilloso-calcarea facendo scavare fossi e canali di scolo.
Un tempo il territorio era rinomato per la produzione di bozzoli e numerosissimi erano, quindi, i gelsi. Oggi, in questo comune prettamente rurale, la campagna è coltivata a foraggio, prato e granoturco e considerevole è l’allevamento di bovini da latte.
La parrocchiale, intitolata a S. Giorgio, fu eretta sul finire del XIX secolo dall’arch. Tancredi Venturini, del quale si ricordano le chiese di Pugnolo (frazione di Cella Dati) e di Pescarolo, sempre in stile lombardo-gotico. Sulla facciata a capanna di rossi mattoni a vista, spiccano il grande rosone ed una serie di sette piatti di ceramica verde che sottolineano gli spioventi del tetto.
Monticelli Ripa d’Oglio
Per Monticelli Ripa d’Oglio, la più antica citazione documentaria risale al 1060, quando, con denominazione Montesello Novo, viene ricordato in una bolla di Papa Nicolò II, come località soggetta al monastero di S. Giulia di Brescia. A quell’epoca il fiume Oglio scorreva proprio ai piedi del lieve pendio su cui si trovava il piccolo borgo che, ancor oggi, ricorda nel nome l’antico percorso fluviale. Sul finire dell’XI secolo o agli inizi del XII esso venne concesso al monastero benedettino di San Lorenzo di Cremona, che possedeva vari terreni nella zona, già in parte bonificati, se negli statuti della città di Cremona, del XIV secolo è nominata la strada di Monticelli Ripa d’Oglio che probabilmente giungeva a Canneto sull’Oglio o ad Asola.
La posizione leggermente sopraelevata ed il passaggio di una via di comunicazione giustificherebbero di per sé l’erezione di una rocca che, secondo alcune fonti, doveva sorgere sul fianco sinistro dell’attuale chiesa, la quale, sotto l’invocazione di Maria Vergine Annunciata, si fregia, come quella di Isola Dovarese, del titolo di pieve.
Nel ’400 la storia del paese si mescola, infatti, con quella del vicino comune di Isola, che passò per spontanea dedizione sotto il governo dei Gonzaga di Mantova, investiti di Monticelli, Calvatone, Canneto ed Ostiano dall’Imperatore Sigismondo.
Nel XVII secolo un grave evento, che molti lutti e disgrazie portò a vari paesi cremonesi situati nell’area sud-est come Cella Dati, Sospiro, S Salatore, colpì anche Monticelli: il saccheggio da pare delle truppe franco-estensi del Duca di Modena, deciso a strappare Cremona dalle mani spagnole.
Stilo de’ Mariani
La storia Stilo de’ Mariani presenta, invece, un minor numero di avvenimenti; esso è ricordato soprattutto per un episodio semileggendario, l’uccisione compiuta da un rappresentante della famiglia Mariani (famosa nei secoli XIII e XIV) dei propri nemici che avevano invaso queste terre: da tale fatto deriverebbe appunto il toponimo Stilo (spada).
Villarocca
Per l’etimologia di Villarocca, invece, la spiegazione è molto più semplice, derivando il nome dalla presenza di una fortificazione o rocca qui sorta per due motivi: la vicinanza del fiume Oglio, la linea di confine tra lo Stato di Milano ed il territorio di Brescia, e la posizione elevata, considerata importante dal punto di vista strategico. Anche le vicende di questo borgo si mescolano con quelle del vicino centro di Isola Dovarese, che porta il nome di quel Buoso da Dovara, sfortunato ghibellino, il quale dopo essere giunto a signoreggiare Cremona, venne sconfitto dalle ruppe guelfe e angioine e costretto a riparare nella fortezza di Villarocca, che, dopo varie vicissitudini, venne distrutta nel 1411 da un altro temporaneo signore di Cremona, Cabrino Fondulo. Nel paese è degna di nota, ancorché ormai in rovina, la Villa Fraganeschi, del tardo settecento, legata al nome di Ignazio Maria Fraganeschi, vescovo di Cremona, che qui amava trascorrere brevi periodi di riposo.
Sant’Antonio d’Anniata
Sant’Antonio , la frazione più prossima a Pessina, costituita in pratica da una grande cascina sorta lungo la strada statale, diretta verso Mantova, prende il nome dal locale oratorio dedicato a S. Antonio Abate , costruito nel XIV secolo da alcuni frati antoniani della regola di S. Agostino di Cremona, che vi possedevano dei fondi. Trasformato sul finire del ‘500 in commenda, fu conferito a cardinali e grandi personaggi tra cui il conte monsignor Carlo de Villana Perlas che nel 1767 lo fece riedificare nelle forme attuali ad una sola navata. La Chiesetta fu restaurata nel 1846 dalla famiglia Negri, che allora ne era proprietaria.